Sfoghi, proteste, e…..

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  1. yulia said: On 27/10/2011

    sono una lavoratrice pan in centro a vicenza , ho i coglioni pieni .uno dentro al posto di lavoro gente che ti minaccia , ladri ,prostitute, drogati alcolizzati ,.. la cosa che mi da più nervi e mi domando , ma che cazzo sta facendo li sindaco x la cita . nulla , no le interessa il degrado di vicenza , no poi farti un giro in cita ho perdi il portafoglio ,ho devi discutere con la gentaglia che ce intendiamoci italiani stranieri …sono veramente incazzata vorrei chi de competenza faccia qualcosa cazzo Really Pissed Really Angry Pissed Off

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  2. alex said: On 04/08/2011

    E’ CADUTA UNA MARIASTELLA
    (di Roberto Di Caro e Denise Pardo)

    Un curriculum scolastico anonimo. Una laurea in legge senza lode. Una trasferta a Reggio Calabria per il praticantato legale. Poi la folgorante carriera politica. La vita da mediocre della ministra che voleva fare la ballerina e che ora infiamma la scuola. Finora le fabbriche sono state silenziose. Perfino i magistrati sono spaccati. Lei, Mariastella Gelmini, ha portato in piazza tutti: professori, genitori, precari, studenti. La sua riforma è la vera sconfitta del terzo governo Berlusconi.
    Tremonti vuole tagli a scuola e università e il via alla privatizzazione strisciante: lei esegue, e lancia l’idea di trasformare istituti e atenei in Fondazioni in concorrenza fra loro. Il Vaticano vuole l’ora di religione cattolica come materia piena di insegnamento: per lei è subito una “posizione condivisibile”. La tattica è elementare, se vuoi far carriera, non ti puoi fare troppi nemici. Se ne hai (le è capitato quando nel 2000 i suoi di Forza Italia la fecero fuori con una mozione di sfiducia dalla carica di presidente del consiglio comunale di Desenzano del Garda, e poi nel 2005 quando Berlusconi la nominò coordinatrice regionale tra i malumori della nomenklatura), meglio star buona, aspettare, prima o poi non mancherà l’occasione di farseli di nuovo amici. Lei, Mariastella Gelmini, in questo è bravissima. L’ha anche spiegato: “Non è mica un delitto andare d’accordo con tutti”.
    Gelmini, ovvero la temibile leggerezza dello stare nel mezzo (secondo le anime buone) o della mediocrità (secondo quelle malvage). Non male per una che ogni due per tre sillaba, enuncia, predica la meritocrazia. Tattica o carattere? Sarà che ha frequentato le elementari dai preti, 1.700 anime nella Bassa bresciana. Dove suo padre Italo, agricoltore e allevatore, era stato sindaco Dc e, divorziato senza scandalo dalla moglie Carmelina, aveva sposato Wanda, la mamma di Mariastella. Tuttora ci vivono Giuseppe e Cinzia, figli della prima moglie, ma legatissimi alla sorella, modello famiglia allargata. Il primo, che ha un magazzino di prodotti per l’allevamento, è dall’aprile 2008 vicesindaco Pdl; la seconda, insegnante elementare, è rappresentante sindacale Cgil. Scoppiò un mezzo putiferio quando, il 30 ottobre 2008, Cinzia non aderì allo sciopero generale degli insegnanti e si mise in aspettativa non retribuita.
    Gelmini voleva fare la ballerina. Le è andata male: è diventata ministro. Alle medie, Luigi Sturzo della vicina Gottolengo, dove fino ai 15 anni vivrà in una cascina, Mariastella è la passione della sua professoressa, Maria Nunziata Terzo: studia danza, conduce la battaglia contro l’intercalare dialettale “pota”, aiuta il compagno down. Al liceo classico le cose si fanno più complicate. Ne cambia tre: il Manin di Cremona dove frequenta i due anni di ginnasio, poi lo statale Bagatta di Desenzano dove comincia la prima liceo per lasciarlo a dicembre e spostarsi a Brescia, liceo privato diocesano Cesare Arici, lo stesso dove aveva studiato Giovanni Battista Montini, papa Paolo VI: “Sì, abbiamo fama di severità, ma senza particolari asprezze”, racconta Gian Enrico Manzoni, che della liceale Mariastella fu l’insegnante di greco e latino. Quanto al carattere, Manzoni la descrive “riservata, né un’isolata né una leader, nessuna bega con i compagni, non che io ricordi almeno”: già allora tendeva ad andare d’accordo con tutti. “Non ero la prima della classe, ma non ho mai avuto problemi”, ha sintetizzato quel periodo l’interessata. E’ vero. In pagella prese 5 in latino scritto al primo quadrimestre, “ma era un’alunna diligente, anche se non mi viene in mente nessun particolare amore per questo o quell’autore, e a fine anno conquistò il 7″, ricorda Manzoni. In greco, italiano, matematica oscilla sempre fra il 6 e il 7. Scienze 7, arte e storia 8. Alla maturità, siamo nel luglio 1992, uscì con 50/60.
    Proprio del provvedimento sul voto di condotta, e dell’altro che richiede il 6 in tutte le materie per essere ammessi all’esame di maturità, parlano Manzoni e Gelmini ormai ministro quando, a fine 2008, si reincontrano. Il suo liceo la invita a una rimpatriata, ma in tutta Italia scoppia la protesta degli studenti e lei sparisce dalla circolazione: figuriamoci se rischia una contestazione proprio davanti alla sua vecchia scuola, sai che chicca per i giornali. Invita però Manzoni al ministero. “Fu molto gentile. Cercai di convincerla che, sotto l’apparenza del rigore e del merito, quei suoi due atti avrebbero sortito effetti opposti”.

    Non male per una paladina della meritocrazia No

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